La giornata del Napoli Pride 2026 si è trasformata in un incubo di violenza e odio, un evento che dovrebbe essere un faro di libertà e inclusione si è trasformato in un campo di battaglia. L’attacco è avvenuto all’imbocco di piazza Dante, dove un gruppo di circa venti persone ha bloccato il corteo, scagliandosi contro i partecipanti per un solo motivo: la pacifica presenza di giovani dell’associazione ebraica LGBT+ Keshet.
Questa violenza, descritta dagli organizzatori come «di una gravità inaudita», è stata scatenata dalla posizione politica di Keshet, che aveva aderito al Pride con una condanna chiara e diretta verso le azioni del governo di Netanyahu contro il popolo palestinese. Ma come affermano gli organizzatori, il messaggio non ha fermato l’odio: «Il corteo è stato bloccato, sono iniziati spintoni e insulti contro di noi», raccontano.
La follia ha toccato il culmine quando, in un susseguirsi di sputi e attacchi, palloncini pieni di sostanze urticanti sono stati lanciati contro il pubblico. Momenti terribili in cui anche simboli religiosi sono stati violati, con la kippah strappata dalla testa di uno dei ragazzi presenti, accompagnata da insulti antisemiti.
L’assalto non si è fermato al fronte del corteo, ma è proseguito verso il palco dove i manifestanti, visibilmente spaventati, hanno dovuto trovare rifugio nel backstage, isolati mentre il gruppo di aggressori tentava di sfondare le recinzioni per proseguire le violenze. Solo l’intervento della Polizia di Stato ha potuto limitare ulteriormente la situazione, ma decisamente non senza aver lasciato segni di paura tra i partecipanti.
A fine evento, il palco ha risuonato delle denunce degli organizzatori. Antonello Sannino, insieme a rappresentanti di altre manifestazioni internazionali come il Torino Pride e il Beirut Pride, ha denunciato l’accaduto: «L’odio e l’antisemitismo esplosi ieri sono una vergogna assoluta che non lasceremo impunita». È un chiaro segnale che la comunità LGBT+ e i suoi alleati non intendono restare in silenzio di fronte a tale violenza.
Ma ora, la domanda è: quali azioni concrete seguiranno? Gli organizzatori del Napoli Pride fanno sapere che non abbasseranno la guardia e supporteranno le denunce legali. Le istituzioni locali, come il Prefetto, il Questore e il Sindaco, sono state chiamate a rispondere urgentemente a questa gravissima situazione.
La richiesta è chiara: un intervento deciso da parte delle autorità per garantire che simili episodi non si ripetano e per proteggere chi lotta quotidianamente per i diritti di tutti. «Temiamo che questa deriva possa riversare ulteriore odio e violenza sulle nostre associazioni», avvertono, evidenziando la loro vulnerabilità in un contesto che dovrebbe invece essere solidale.
In un clima dove la violenza non trova giustificazioni, i cittadini di Napoli devono interrogarsi sul futuro della coesione sociale. La città osserva, e il messaggio è forte: l’amore, la libertà e il rispetto devono sempre prevalere sull’odio. Resta inevitabile la domanda: come risponderanno le istituzioni a questa provocazione così violenta contro principi democratici fondamentali?

