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Chiusura della Zenita Group a Napoli: lavoratori in protesta con il deputato Borrelli

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A Napoli, un grido di allerta si alza Forte per difendere il lavoro, e in particolare per salvaguardare i 122 posti a rischio che gravitano attorno alla Zenita Group. Venerdì 26 giugno, un gruppo di lavoratori ha preso posizione davanti ai cancelli dell’azienda, unica in Italia a subire la chiusura della sua filiale napoletana, per manifestare il loro dissenso e rivendicare il diritto al lavoro. Ad unirsi a loro, il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, che ha portato solidarietà e una voce carica di indignazione contro una decisione che suona come un colpo al cuore del nostro territorio.

Il trasferimento forzato previsto dall’azienda, con destinazioni principali a Roma e Salerno, si configura non solo come una minaccia per la stabilità lavorativa, ma anche come un potenziale inasprimento delle disuguaglianze occupazionali già presenti nella nostra regione. «Non comprendiamo le ragioni di questa scelta drastica», ci raccontano i dipendenti, delusi e preoccupati. Nella loro testimonianza emerge una chiara denuncia: la produttività e la soddisfazione dei clienti hanno sempre avuto livelli elevati. Eppure, tutto questo non è bastato a evitare un provvedimento così severo.

Da quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, il deputato Borrelli ha descritto la chiusura come «incomprensibile e quasi discriminatoria». «È un paradosso intollerabile – ha aggiunto – vedere un’azienda con bilanci floridi desertificare il tessuto occupazionale del Sud». Una frase che cattura l’essenza di un malessere che si respira tra i lavoratori, costretti a fare i conti non solo con la paura di perdere il posto, ma anche con una gestione aziendale che sembra ignorare le radici sociali del suo operato.

La situazione è sintomatica di un problema più ampio che affligge il nostro territorio: come possono esistere aziende in crescita che decidono di abbandonare una città e una comunità che, da sempre, hanno contribuito al loro prospero cammino? La paura è palpabile, e molti famigliari dei lavoratori avvertono l’ansia del futuro incerto.

La protesta rappresenta non solo una richiesta di giustizia per i lavoratori coinvolti, ma anche una battaglia civile contro l’idea che il lavoro possa essere spostato a piacimento, trascurando le vite e le storie di chi quotidianamente fa funzionare le cose. La comunità si stringe attorno ai lavoratori, condividendo preoccupazioni e speranze, mentre da più parti sorgono domande pressanti: chi garantirà un futuro dignitoso per questi 122 lavoratori? Chi si assumerà la responsabilità di una decisione che appare tanto insensata?

Il clamore di questa vicenda non è destinato a spegnersi, e i cittadini attendono risposte chiare. «Questa zona non può essere dimenticata», è il pensiero che circola tra molti residenti. La battaglia per mantenere viva la sede napoletana della Zenita Group rappresenta dunque un simbolo della lotta per la dignità e per il diritto al lavoro, un diritto che non può essere barattato con la mobilità aziendale.

Ora, il punto cruciale è capire quale sarà il seguito di questa mobilitazione. I lavoratori e le loro famiglie non vogliono essere semplici spettatori di una decisione che impatta profondamente le loro vite. Il territorio deve rispondere a questa domanda con azioni concrete e non solo parole: quali interventi verranno messi in campo per tutelare le loro posizioni? Resterà una certezza: in gioco c’è molto più di un semplice posto di lavoro; si tratta di dignità, comunità e un futuro che i cittadini di Napoli non sono disposti a mettere a repentaglio.

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