Un giovane sannita finisce nel mirino della giustizia per un imponente tentativo di traffico di droga nel carcere di Rovigo. L’operazione, messa in piedi a marzo dalla Polizia Penitenziaria, ha sventato un audace piano di rifornire di sostanze stupefacenti e telefoni cellulari i detenuti attraverso un drone. Un episodio che non solo solleva interrogativi sul tema della sicurezza penitenziaria, ma mette anche in luce un drammatico fenomeno di illegalità che può toccare da vicino le nostre comunità.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, quattro persone – tre albanesi e un giovane della provincia di Benevento – sono stati sorpresi mentre pilotavano il velivolo carico di hashish e cellulari, sfidando le barriere di sicurezza del carcere. Gli agenti hanno bloccato il rifornimento di circa 300 grammi di droga, nascosti in involucri e ovuli, e un carico di 13 smartphone con i relativi accessori, pensati per facilitare le comunicazioni tra i detenuti e l’esterno.
Ma non è finita qui. Durante l’intervento, le forze dell’ordine hanno sequestrato anche un’importante somma di 28.000 euro, sospettata di essere il capitale per finanziare queste operazioni illecite. Inoltre, sono stati confiscati il radiocomando del drone e tutta l’attrezzatura necessaria per far decollare il velivolo.
L’epilogo dell’operazione ha visto l’arresto in flagranza di reato dei tre cittadini albanesi – A.X., M.A. e V.R. – e del sannita M.E., tutti ancora senza precedenti penali. Per il giovane beneventano, l’autorità giudiziaria ha optato per una misura cautelare non custodiale, imponendogli l’obbligo di dimora nel comune di residenza e la presentazione periodica alla polizia giudiziaria.
La difesa del giovane è affidata all’avvocato penalista Massimo Viscusi, che lo rappresenta nel corso del procedimento. “È fondamentale garantire un giusto processo” – ha dichiarato a riguardo – “e sono fiducioso che le circostanze verranno chiarite”.
Questo episodio solleva interrogativi fondamentali su quanto sia vulnerabile il nostro sistema penitenziario. I cittadini, preoccupati per la sicurezza nelle loro comunità, iniziano a chiedere strumenti più efficaci per monitorare e controllare le aree intorno alle strutture carcerarie. La domanda, ora, è: il territorio è davvero protetto da simili infiltrazioni di illegalità?
L’eco di questa vicenda si fa sentire forte e chiaro: le nostre città non possono essere lasciate sole di fronte a simili minacce. È necessario un confronto tra cittadini e istituzioni per affrontare emergenze che sembrano ripetersi e per garantire un ambiente di sicurezza per tutti. Resta aperto il dibattito: come si può migliorare la prevenzione di tali crimini all’interno e all’esterno del carcere? La comunità attende risposte chiare e misure concrete.


