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Montesanto in allerta: i pistoleri pianificavano la fuga all’estero dopo il colpo

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Ore di paura e violenza hanno colpito Napoli in una delle sue piazze più frequentate. Piazzetta Montesanto, a pochi passi dalla fermata della Cumana, si è trasformata in un campo di battaglia. Una rissa tra bande rivali, immortalata nei video di passanti spaventati, ha messo in mostra il lato oscuro di un conflitto armato, dove anche un fucile d’assalto ha fatto la sua comparsa, suscitando allerta tra i cittadini.

Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la reazione delle forze dell’ordine è stata rapida e precisa. Quattro persone sono state arrestate in meno di 24 ore, evitandone la fuga dall’Italia. Gli indagati, infatti, erano pronti a imbarcarsi verso destinazioni sconosciute con bagagli e biglietti già acquistati.

Domani si svolgeranno le udienze di convalida davanti al Gip di Napoli, durante le quali dovrà essere confermata l’aggravante mafiosa per i reati contestati: rissa, detenzione abusiva di armi e sparatorie in pubblico, crimini che destano preoccupazione nel quartiere e oltre. Gli inquirenti hanno bloccato Giovanni Calvanese, 38 anni, in possesso di una pistola calibro 9 con dodici proiettili. Sull’altro fronte, Giuseppe Triuolo, 30 anni, ha esploso colpi in aria, mentre Emanuele Iaccarino, 38 anni, noto per i suoi tatuaggi, ha imbracciato un AK-47, come testimoniano i video circolati in rete. A fare da spalla, Arianna Rossetti, 32 anni, sarebbe stata complice nel tentativo di nascondere le armi.

La dinamica dell’incidente svela una frenetica gestione delle armi in mezzo al caos: il fucile d’assalto di Iaccarino è stato occultato sotto un’auto con l’assistenza di due donne, mentre la pistola sparita di Triuolo rimane un enigma. Addirittura, l’arma era stata nascosta in un negozio prima di essere ritrovata in una Fiat Panda. La polizia continua a cercare indizi, con la DDA che indaga su possibili motivi legati al traffico di droga e a truffe ai danni di anziani.

Il Questore di Napoli, Maurizio Agricola, ha commentato l’episodio, sottolineando l’importanza della tecnologia nelle indagini. «Quasi il 70% degli omicidi dello scorso anno è stato risolto grazie alle telecamere», ha affermato. Questo sottolinea che Napoli, nuova e antica, si trova di fronte a una battaglia non solo tra gang rivali, ma tra gli stessi cittadini che chiedono sicurezza.

È chiaro che il dibattito si fa acceso. La domanda che resta ora è: fino a quando la comunità potrà tollerare simili atti di violenza, che sembrano contraddire l’immagine di una città vibrante e accogliente? Dietro ogni scontro c’è una comunità che chiede risposte e una società che non può più chiudere gli occhi di fronte a questa realtà inquietante. La città osserva, e il suo silenzio deve tradursi in richiesta di azioni concrete.

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